La Patata nei secoli

Importata in Europa dall’America Latina subito dopo la scoperta del “Nuovo Mondo”, la patata non ebbe subito quel successo in seguito attribuitogli in quanto ritenuta cibo per animali e creduta causa di malattie. Fu ad opera del francese Parmentier che gli si diede il giusto apprezzamento alimentare e la sua diffusione tra 1770 e il 1800. L’introduzione della patata nelle terre Lariane, è dovuto allo scienziato Alessandro Volta, che portò con se nel 1777 una certa quantità di tuberi visti in Savoia.
Fu così che ai primi dell’ 800, la patata fece capolino nel territorio della Val d’Esino , con il nome di “tartifol”, iniziando una tradizione agricola e gastronomica giunta fino a noi. Ma se per molti decenni le tecniche di coltivazione adottate furono oltremodo arcaiche e davano seguito a produzioni esigue e a sementi sempre meno feconde, un notevole sviluppo si ebbe negli anni ’30 del 1900 dovuto alla passione ed all’impegno del sacerdote Don Giovanni Battista Rocca (1892-1965). Questi, divenuto parroco della chiesa di San Vittore in Esino nel 1927, non intraprese solo la sua principale opera pastorale, ma una serie di iniziative socioeconomiche che diedero anche sfogo alla sua personale passione per alcune scienze tra le quali la botanica e l’agricoltura. Don Rocca, anche attraverso l’azione della Cattedra Ambulante di Agricoltura per la provincia di Como nella persona del prof. Vaccheri, fece diffondere tecniche di coltivazione all’avanguardia per l’epoca: la semina per righe con un interfila preciso, la baulatura, la sanificazione delle sementi e dei terreni, etc.


In tre/quatto anni di sperimentazioni il lavoro di Don Rocca, coadiuvato da molte famiglie esinesi, portò alla selezione di una varietà particolarmente adatta alle condizioni pedoclimatiche della valle, poi conosciuta come “Patata Bianca di Esino” o “Biancona di Esino”, tonda a pasta bianca e farinosa, ottima per pasta di gnocchi, patole e dei tradizionali ravioli.
La patata di Esino era conosciuta ed apprezzata in tutta la Lombardia e probabilmente anche fuori dai confini regionali; la coltivazione era finalizzata principalmente alla produzione di semente tanto che negli anni ’60 gli agricoltori della valle erano tra i principali fornitori dei nuovi consorzi agrari.


Negli ultimi decenni l’introduzione sul mercato di varietà commerciali a basso costo e la meccanizzazione agricola di pianura hanno via via ridotto la redditività di questa tradizionale coltivazione, attualmente sviluppata solo a livello famigliare e per autoconsumo.

Webrelease